Giuseppe Verdi e il Diapason Scientifico Giuseppe Verdi e il Diapason Scientifico

Diapason Scientifico, già ai tempi di Giuseppe Verdi

La prima volta che sono venuto a conoscenza dell’accordatura a 432 Hz risale al febbraio 2008 quando è uscito sulla rivista ‘Scienza e Conoscenza’ n 23 l’articolo di Andrea Doria intitolato Accordi e Frattali a 432 Hz. La mia passione per la musica unita alla mia curiosità di ricercatore mi hanno subito spinto a cercare conferme. Ho contattato diversi autori e ricercatori di fisica del suono attraverso la rete per capire se oltre alle osservazioni che si utilizzano per avvalorare il cosiddetto ‘diapason scientifico’ (DO = 256 HZ), ci fossero prove scientifiche riproducibili a favore dei 432 Hz rispetto ai 440 Hz. Sfortunatamente, per molti ricercatori il tema risultò piuttosto ‘strano’ e nessuno è stato in grado di confermare o smentire ciò che si legge sui 432 Hz. Grazie alla rete, oggi la rivoluzione OMEGA (la tendenza a riportare il diapason a 432 Hz), partita da Ananda M. Bosman, si è propagata a macchia d’olio.  Per quanto interessanti le prove a favore dei 432 Hz molto spesso tendono a scadere sulla numerologia, che, se pur interessante, non è una scienza. I migliori articoli che ho letto a favore del diapason scientifico sono: 

  1. A manual On the Rudiments of Tuning and Registration. Book I Introduction and Human Singing Voice. Schiller Institute Inc – 1992. Canto e Diapason. Edizioni Carrara. Bergamo (Italy). ISBN: 0-9621095-5-X
  2. Warren J. Hamerman. The Musicality Of Living Processes. 21st Century, March-April 1989, pp 33-42
  3. Carol White. The Universe Sings. 21st Century. July-August 1988, pp 52-59

Il diapason scientifico non è una novità giacché risale ancora all’epoca del ‘bel canto’ di Giuseppe Verdi, quando il problema della nota di riferimento era un tema molto discusso. Le prime giustificazioni del Do a 256 Hz (o La = 432 Hz) si sono basate sul corretto cambio di registro della voce umana e sul confronto fra il nostro sistema musicale e l’armonia che si può leggere nella geometria delle orbite e movimenti dei pianeti. Senza dubbio queste giustificazioni, da sole, potrebbero bastare per una corretta impostazione del diapason. Tuttavia oggi si va molto oltre. Molte analogie arrivano dal campo della biologia e fisica atomica (vedi gli articoli sopra citati), ma per il momento si tratta solo di analogie di cui si può ancora molto discutere (come mi auguro si possa fare in questo blog). Nel web ci sono professori di acustica che smentiscono l’effetto benefico dei 432 Hz spacciando per ‘scientifico’ un test basato su un sondaggio; altri dicono di dimostrare la differenza fra 432 e 440 utilizzando esperimenti di cimatica (guarda il video) i cui risultati dipendono in realtà dalla geometria e proprietà del mezzo utilizzato. 

In sostanza, ritengo ci sia ancora molta confusione che ruota attorno al ‘diapason scientifico’ e nel blog vorrei condividere esperienze o idee per approfondire questo appassionante ed estremamente importante argomento.

Video

esperimenti di cimatica

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